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01 Dicembre 2020 - 15:22

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Le promesse, i fatti
di Giuseppe Tamburrano della Fondazione Nenni

La situazione politica italiana diventa sempre pi complicata, confusionaria e frammentata con moltissimi partiti, peggio della tanto famigerata prima repubblica.

A tal proposito pubblichiamo un articolo del Prof. Giuseppe Tamburrano della Fondazione Nenni in cui mette molto bene in evidenza che tra il dire e il fare c di mezzo il mare, cio che tra le promesse tanto sventolate e i fatti, che sono sotto gli occhi di tutti, c una distanza abissale.

Domenica 23 ottobre due quotidiani hanno descritto la frantumazione partitica del nostro sistema: La Stampa ha mostrato la moltiplicazione dei partiti e partitini e il Corriere della Sera la suddivisione del PD per gruppi e correnti.
Ricordo che la Seconda Repubblica, secondo molti "illuminati", doveva porre rimedio proprio alla frantumazione e al pluripartitismo del sistema politico della Prima. E per un p sembr che cos stesse accadendo. Il bipolarismo se non il bipartitismo fu "aiutato" dalla riforma elettorale: prima il sistema maggioritario al 75% (e una quota, il 25, col proporzionale per un contentino a ci che restava del vecchio) e poi il premio di maggioranza.
All'inizio sembr che si andasse realmente verso il bipolarismo e la semplificazione: i partiti si ridussero a 5 (non conto per le sue dimensioni e la sua natura regionale il MPA di Lombardo): il partito di Berlusconi, la Lega, l'UDC, il PD e l'IDV. A sinistra, dichiar Veltroni nella campagna elettorale del 2008, i 14 partiti si erano ridotti ad uno, il PD (lo ricorda La Stampa). Oggi i partiti sono 26 (senza contare i partiti non presenti in Parlamento: SEL, 5 stelle, radicali (ora nel gruppo PD), Federazione della sinistra) il PD diviso in 17 correnti. I partiti, accompagnati dai politologi della II Repubblica, dovrebbero portare i libri nella cancelleria del Tribunale fallimentare.
Oltre al frazionismo del PD, le due testate non ci informano sul frazionismo del PDL: secondo i nostri calcoli le correnti sono 13. A destra, ma fuori del Parlamento, troviamo poi l'UDEUR-Popolari di Mastella e la Destra di Storace.
Anche la Lega - che sembrava un monolite celodurista- va verso le correnti: Bossi, Maroni, Tosi che forse non maroniano ma solo tosiano.
In questo panorama vi un elemento paradossale se non comico: molti "riformatori" bipolaristi sostengono che col referendum elettorale le cose cambieranno. Sono dei dissimulatori- per non dire di peggio- perch (e loro lo sanno) il referendum con le sue numerose firme, ha dato espressione alla rabbia, alla volont di ampie fasce della societ di cambiare le cose (e meno male che questa volont sia ancora viva!) - ma non produrr alcun effetto concreto perch la Corte lo dichiarer inammissibile.
Vi sono segnali, anche fievoli, che lo sbriciolamento rappresenti un processo verso nuove aggregazioni? Forse sono miope, ma non ne vedo: al contrario, mi pare che la scomposizione sia totalmente dominata dalla logica del potere di contrattazione per fini personali e di gruppo. Se e quando Berlusconi, accogliendo il consiglio affettuoso di Barroso ("ma fa come Zapatero!!") o del medico, si ritirer o sar vittima di una congiura (" tu quoque, Juli, fili mi!") che cosa accadr nel, del suo partito? Quante schegge conteremo dell'implosione?
Ahi, povera Italia "non donna di province, ma bordello".
Giuseppe Tamburrano

 

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