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Economia
 
29.05.2015
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Montecchio 29 dicembre 2010
L’occupazione, problema anche della nostra provincia

Con la fine dell’anno 2010 abbiamo voluto prendere in considerazione anche la questione occupazionale e quella delle prospettive future della nostra provincia. Per prendere in esame la situazione economica attuale, siamo partiti dall’analisi che il “Piano Provinciale Formazione Professionale e Politiche del Lavoro anno 2010” fa delle cause e delle conseguenze della crisi in atto.

La crisi nel contesto locale della provincia di Pesaro e Urbino
La provincia di Pesaro e Urbino, nello specifico, è stato uno dei territori che maggiormente ha risentito della situazione di crisi, a causa della sua specializzazione produttiva nel settore manifatturiero e nel settore dell’industria tradizionale del made in Italy, oltre che per la consistenza delle relazioni commerciali internazionali.
L’arrivo della crisi nel 2008, infatti, ha causato per la prima volta dopo alcuni anni di progressiva crescita un forte calo del PIL (a prezzi costanti) rispetto all’anno precedente, una variazione maggiore tra l’altro rispetto a quella subita dalla Regione Marche, ma assolutamente in linea invece con quanto registrato a livello nazionale.
Conseguentemente anche il potere di acquisto, influenzato negativamente dalla
contrazione/perdita di lavoro, ne ha risentito in maniera pesante, tanto che è stato necessario attivare a livello provinciale misure di contrasto difensive a favore delle famiglie in difficoltà.
Relativamente al contesto produttivo locale, la crisi ha fatto registrare in un primo momento netti cali nei comparti dell’edilizia, delle opere pubbliche, dell’industria estrattiva, dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni e successivamente si è manifestata pesantemente nel settore manifatturiero.
Quest’ultimo, infatti, è stato uno dei comparti maggiormente esposti alla crisi economica e finanziaria in corso ed è per questo che, dopo una notevole espansione, nel corso del 2008 il sistema imprenditoriale ha subito una decisa inversione di tendenza. Gli effetti negativi della crisi si sono però manifestati pienamente nel corso del 2009 in quanto le difficoltà in tale settore intaccano prima la produzione di ricchezza ed il mercato del lavoro e solo in seguito generano una contrazione del sistema imprenditoriale.
Per quanto riguarda la produzione in tale settore, nel terzo trimestre 2009 si è registrato un calo del 8,9% rispetto al trimestre precedente ed uno del 10,9% rispetto allo stesso periodo 2008 (dato in linea con quello regionale). Un particolare contributo negativo è stato apportato dalle categorie di attività “Minerali non metalliferi”, “Mezzi di trasporto”, “Industria del legno e del mobile”.
Nello stesso trimestre si è evidenziato anche un numero inferiore di imprese registrate (6.582), attive (5.577) ed iscritte (46) rispetto allo stesso arco temporale dei due anni precedenti, risultato di un trend costantemente decrescente, assai influenzato dalla cattiva “performance” dell’industria alimentare, tessile e della fabbricazione di articoli in pelle, praticamente dimezzate rispetto al 2008. Ulteriore elemento di difficoltà per le imprese manifatturiere del pesarese può essere riscontrato nel fatto che, a fronte di un aumento rispetto al 2008 del costo della manodopera di circa il 2%, il costo dei materiali si è abbassato in misura inferiore, determinando un innalzamento dei costi di produzione, contemporaneo però ad una riduzione dei prezzi di vendita dei prodotti dello 0,8% sul mercato interno e dello 0,32% su quello estero.
Ancora più negativa la prospettiva se si pensa che, nonostante la diminuzione del prezzo, le vendite nel trimestre continuano a scendere, più marcatamente per la provincia di Pesaro e Urbino per quanto riguarda il mercato estero (- 12%) rispetto al totale.
La situazione si presenta altrettanto preoccupante dal punto di vista dei nuovi ordinativi che, al contrario, mostrano una contrazione del 9% nel mercato interno e solo dell’1% nel mercato estero.
Se si considera infatti la particolare propensione ai mercati esteri che caratterizza la provincia di Pesaro e Urbino, l’impatto negativo della crisi sul commercio internazionale assume particolare rilievo e diventa ancor più preoccupante proprio a causa della forte vocazione manifatturiera del territorio e della struttura del tessuto provinciale, particolarmente ricco di piccole e medie imprese.
Le esportazioni, dopo un considerevole incremento conosciuto negli ultimi 5 anni, si arrestano bruscamente nell’ultimo trimestre 2008 e soprattutto ad inizio 2009 (- 29,9% rispetto al primo trimestre 2008, anche se va considerato che tale periodo era stato particolarmente positivo). A contribuire fortemente sono i settori della meccanica (-46% nonostante il quale rimane settore trainante), del mobile/arredamento (-32,9%), del tessile (-11,4%) e dell’alimentare (-13%); eccezionalmente invece la nautica fa registrare nello stesso trimestre performance positive (+9,6%).
Rispetto ai partner commerciali, perdite rilevanti delle quote di mercato si osservano rispetto a Francia (-22%), Germania (-35,8%), Spagna (-46,8%), Regno Unito (-40%), Russia (-34,3%), USA (-43%), mentre si incrementano le vendite verso Brasile (+706%) ed Emirati Arabi Uniti (+29%).
A fronte della flessione delle esportazioni, meno marcata che a livello regionale, si rileva una contrazione ancor più consistente delle importazioni, con dati ben al di sopra di quanto fatto registrare da Marche ed Italia. Il fenomeno è spiegato dal fatto che la flessione dei consumi e della produzione ha influito negativamente sui prodotti in entrata sin dall’inizio del 2008, con una diminuzione particolarmente elevata nel terzo trimestre dello stesso anno ( 17,1%).
Infine, un ulteriore elemento da registrare relativamente ai principali effetti della crisi è il forte incremento sia di impieghi che di sofferenze bancarie (entrambi maggiori rispetto a quanto registrato nelle Marche e sull’intero territorio nazionale), a dimostrazione della difficile situazione finanziaria, sia dei privati che degli operatori del sistema economico.
Tutto questo ovviamente influisce sulla già difficile situazione occupazionale: è stato infatti monitorato un considerevole incremento del ricorso, laddove possibile, agli ammortizzatori sociali.
Si è reso pertanto necessario un tempestivo intervento anche da parte della Provincia di Pesaro e Urbino, per cercare un’inversione di tendenza nel breve periodo, affinché non si determini un eccessivo calo dei redditi e quindi dei consumi, che getterebbe l’economia locale in un vortice da cui sarebbe sempre più difficile uscire
.


Nel mese scorso, durante un’assemblea pubblica organizzata dal PSI dell’Unione dei Comuni di Pian del Bruscolo, l’Assessore provinciale al Lavoro, Massimo Seri, discuteva con i partecipanti della situazione piuttosto grave dal punto di vista economico della realtà pesarese.
Tutti i dati evidenziavano un forte aumento della disoccupazione giovanile, dei licenziamenti e di conseguenza della cassa integrazione e tutto ciò creava preoccupazione per la tenuta sociale delle comunità locali.
Il 2010 si conclude con quasi 43.000 disoccupati che, almeno una volta, sono risultati iscritti nelle liste di collocamento.
I dati dell’Ufficio provinciale del lavoro attualmente delineano una forte crisi e scarsi segnali di ripresa.
All’inizio di questo anno i disoccupati erano 40.126, a luglio 42.987 e a novembre 42.805. Ciò dimostra che la ripresa non c’è stata, come qualcuno vorrebbe far credere.
Se poi andiamo ad esaminare i licenziamenti del 2010 (2447) più quelli dello scorso anno (4100), comprendiamo facilmente la consistenza davvero drammatica della crisi che ha colpito prevalentemente le attività manifatturiere ( 1437 sono stati collocati in mobilità), le costruzioni ( 332 licenziamenti), le attività commerciali ( 275 licenziamenti).
La cassa integrazione ha raggiunto cifre mai toccate in passato. Solo in novembre sono state autorizzate 688.000 ore di cui 257.000 di straordinaria e 334.000 in deroga. In tutto l’anno in corso il monte ore è stato pari a 10.771.008.
Le assunzioni a novembre sono state 3486, di cui solo il 12% a tempo indeterminato, mentre il resto è precariato.
La preoccupazione maggiore di tutti coloro che ricoprono una carica pubblica è data dalla disoccupazione giovanile. Si prevede, infatti, che anche il primo semestre del prossimo anno sarà piuttosto difficile in quanto la crisi continuerà ad attanagliare le nostre comunità.
L’Amministrazione Provinciale sta studiando nuovi strumenti che possano dare ulteriori opportunità di lavoro, come ad esempio la possibilità di creare alleanze fra ricercatori nell’università e le imprese del nostro territorio provinciale.
Inoltre sono previsti nuovi bandi di concorso per giovani ricercatori, perché si crede fermamente che solo con l’innovazione si può uscire dalla crisi. Proprio per questo motivo verranno reperite risorse da mettere a disposizione per quei giovani che presenteranno progetti di lavoro da realizzare all’interno delle aziende.

Per comprendere ancora meglio la situazione attuale, riportiamo quanto sostenuto dalla CNA provinciale nell’articolo Pesaro, in un anno perse quasi 2.000 aziende comparso su Il Messaggero del 30.12.2010

Le costruzioni arrancano, la nautica pure. Non si arresta l'emorragia nel tessile e nei trasporti. La meccanica ed il mobile mostrano solo piccoli segnali di ripresa mentre entrano in crisi anche i servizi. L'analisi per settori economici relativa alla provincia di Pesare e Urbino dimostra che non siamo ancora usciti dalla crisi.
I dati indicano ancora uno stato disofferenza, soprattutto per quel che riguarda le piccole e piccolissime imprese.
Analizzando le ci¬fre della congiuntura pesarese, tra settembre 2010 e settembre 2009, notiamo infatti che il tessuto di imprese della provincia perde 1.831 imprese attive passando da 39.767 a 37.936. Si tratta di un calo vistoso del 4,6% che in alcuni settori tra i più importanti per numero di imprese risulta ancora più deciso.
II calo del numero di imprese attive sfiora il 10% per il settore primario (agricoltura), ed è pari al -5,6% per le manifatture e al -5,3% per le costruzioni. Raggiunge addirittura un -8,4% nel settore dei trasporti (notoriamente costituito da piccoli autotrasportatori).
Il dato della provincia di Pesaro e Urbino è poi molto più negativo di quello complessivo marchigiano, dove le perdite sono, anche in assoluto, inferiori a quelle della sola provincia pesarese. In tre province della regione la dinamica è stata, infatti opposta, cioè di crescita (Ancona, Ascoli e Macerata). Nel manifatturiero la dinamica decrescente del numero di imprese attive ha interessato, tra i settori più importanti per numero di imprese, l'abbigliamento (-6,4%), il legno (-9%), la fabbricazióne di prodotti in metallo (esclusi macchinari -7,7%). Perdono meno imprese i settori delle produzioni mobiliere (-2,6%) e dei prodotti alimentari (-5,1%). Insomma i ripetuti annunci relativi ad una ripresa non sembrano avere, almeno in provincia di Pesaro e Urbino, alcuna attinenza con la realtà. E' questo il giudizio complessivo della CNA di Pesaro e Urbino che oggi, in occasione della conferenza stampa itinerante "IL PULLMAN DELLA CRISI", cerca di fare il punto sulla situazione economica provinciale.
Nel corso di un tour in bus in alcune realtà imprenditoriali della provincia (Geometrica di Fano, Essetre di Cagli, Pcm di Fermignano, U.F.di Montecchio), l'associazione ha spiegato ai giornalisti dei media locali perché non siamo ancora fuori dalla crisi. La provincia di Pesaro e Urbino, che conta su un tessuto di piccole e piccolissime aziende, sconta oltre al crollo dei consumi
interni, difficoltà legate alla situazione internazionale, all'aumento del costo delle materie prime e alla riscossione dei pagamenti.
Aumentano poi le sofferenze delle imprese nei confronti del sistema bancario mentre cresce il ricorso alla cassa integrazione e cala la fiducia di dipendenti e imprenditori relativamente al futuro. Tuttavia il quadro non è completamente negativo. Ci sono piccoli accenni di ripresa, che in alcuni settori come il mobile, possono risultare addirittura clamorosamente positivi.
"Nonostante però alcune eccezioni- commentano il presidente provinciale e vice-presidente nazionale, Giorgio Aguzzi ed il segretario provinciale, Camilla Fabbri - la situazione appare complessivamente ancora molto incerta. Non vi sono insomma robusti segnali di ripresa; semmai una lettura cruda dei dati, ci indica ancora un quadro generale ancora a tinte fosche con la chiusura di tante aziende, la perdita di posti di lavoro e - laddove possibile - un ricorso ancora massiccio alla cassa integrazione".
Gli unici dati che confortano sono quelli relativi all'export. Numeri che riguardano soprattutto le aziende più strutturate e, solo a cascata, quelle più piccole. Le esportazioni totali della provincia sono cresciute poco in un anno (tra il primo semestre 2009 e il primo 2010).
Sono invece cresciute in misura notevole quelle di mobili (+5,9%) e di prodotti in legno. Ma c'è un dato che deve far riflettere.
Mentre le esportazioni dei primi nove mesi 2010 crescono nella provincia leggermente meno rispetto al dato regionale (+9,9% con¬tro +11,6%), le importazioni crescono assai di più (45,3% contro 21,6%). Ciò significa
che l'economia della provincia ha riavviato i processi di trasformazione assai più intensamente di quanto avveniva per il resto delle Marche. Un segnale di vitalità che denota il grande spirito imprenditoriale e la tenacia degli imprenditori pesaresi. Un sistema di piccole e medie imprese che però non sono
ancora riuscite a valorizzare sui mercati internazionali le proprie attività manifatturiere in modo più deciso di quanto avvenga per il complesso della regione.
Tuttavia la crescita intensa dell'export è particolarmente positiva per il primo settore in ordine di importanza al 2010 (macchinari e apparecchiature), che cresce nei primi nove mesi del 2010 del 41,6%. Crescono molto più della media anche altre produzioni meccaniche mentre perdono terreno la nautica
(altri mezzi di trasporto), il legno corre molto più (+48,4%) dei mobili (+9,7%).
"Le analisi relative ai prossimi mesi - concludono Aguzzi e la Fabbri - indicano ancora una situazione improntata all'incertezza. Si rafforzeranno i segnali di ripresa, ma solo in quei settori che già ora dimostrano una certa dinamicità.
Perdurano le difficoltà per settori una volta strategici come le costruzioni, la nautica, i trasporti, il tessile. Occorrerà vedere come evolverà il quadro internazionale quali provvedimenti di politica economica il Governo intenderà adottare per favorire la ripresa. Per ora come CNA registriamo solo un aumento complessivo dell'imposizione fiscale che finirà per pesare ancor di più a causa dei tagli agli Enti locali"
.

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23.10.2009 Camilla Fabbri:“Ma quale ripresa tanti altri chiuderanno”
Da più parti si continua a sostenere che ormai siamo fuori dalla crisi economica che ha attanagliato il nostro Paese, che le cose stanno migliorando, che non dobbiamo perdere la fiducia e l’ottimismo e altre baggianate simili.
La realtà, purtroppo, è un’altra molto più cruda e difficile di quanto i nostri governanti vogliono farci credere.
Gente che perde il lavoro, famiglie che sono sull’orlo della povertà, capifamiglia che cominciano a sentirsi inutili, aziende piccole e grandi che chiudono, che riducono gli investimenti e il numero dei lavoratori, giovani in cerca di un’occupazione che non c’è, disoccupati in aumento continuo, precari, ecc.
Per avvalorare queste nostre posizioni, riportiamo integralmente l’articolo comparso su “Il Resto del Carlino” di giovedì 22 ottobre 2009 nel quale il segretario provinciale della CNA, Camilla Fabbri, esprime tutte le sue preoccupazioni per l’attuale situazione.

“Ma quale ripresa tanti altri chiuderanno”
La CNA prevede il picco a dicembre
“MA quale ripresa? La situazione nella nostra provincia è davvero pesante, forse a livelli mai toccati prima con settori in gravissima difficoltà, cassa integrazione alle stelle, cali nei fatturati e negli ordinativi da far tremare i polsi».
«Il calo negli ordinativi, più o meno in tutti i comparti in particolare il mobile e la meccanica, sono sotto gli occhi di tutti. Si va da un minimo del 30-35% nel settore del mobile-arredamento fino a punte del 60-70% nella meccanica di precisione. Le ore di cassa integrazione sono aumentate in maniera esponenziale e le piccole aziende continuano a chiudere».
«Parlare di tempesta passata o di ripresa non mi pare sia da persone responsabili. Come avevamo previsto sin dallo scorso luglio, l'autunno sarebbe stato un periodo difficilissimo per l'intero sistema economico provinciale anche se, purtroppo, il punto più basso di questa grave fase di recessione lo
toccheremo entro la fine dell'anno con altre aziende che chiuderanno i battenti.Una emergenza sociale con più di mille famiglie senza alcuna forma di reddito ed al limite di scadenza degli ammortizzatorì sociali; nuclei che già da qualche mese sono entrati a pieno titolo nella fascia di povertà».
“Aiutare il sistema delle imprese è un dovere non solo istituzionale ma anche morale. Dopo che per anni le decine di migliaia di imprese di questo territorio hanno contribuito a creare ricchezza, lavoro e occupazione, è giusto che ora venga riconosciuto loro tutto il lavoro svolto e non solo a parole».
Ma in questa fase, secondo la Fabbri, occorre uno sforzo tan¬gibile anche del governo con provve¬dimenti concreti. Quali? Una ridu¬zione dell'lrap ed il versamento dell'Iva a fattura pagata. E lo scudo fiscale?
«Ai piccoli — aggiunge il presidente provinciale della Cna, Giorgio Aguzzi — interessa poco, si ritengono esclusi, o forse sfiorati da un provvedimento che considerano pensato per altri, per i grandi patrimoni e le grandi imprese. Anche se buona parte dei 300 miliardi di euro (che secondo le stime potrebbero essere regolarizzati), dovrebbero essere riconducibili alle imprese. Certo, ci sono alcuni aspetti dello scudo fiscale che non ci trovano moralmente d'accordo ed in più non è una misura che riguarda noi. Detto ciò, ed in questa fase di emergenza, facciamo almeno in modo che questo provvedimento che richiama liquidità nel Paese venga destinato all’attività produttive. C'è un'altra cosa alla quale bisogna mettere subito mano. Anticipare l'Iva in tempi in cui i pagamenti dei nostri clienti stanno accumulando ritardi enormi ci pare un vero e proprio suicidio. Occorre che il governo riveda subito questa misura contenuta nel pacchetto anticrisi».


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La crisi economica nelle Marche nel trimestre Luglio - Settembre.
Da Sole 24 Ore del 13.11.2008. Studio di Confindustria

Preoccupa anche nella nostra regione la pesante congiuntura economica, tengono i principali settori manifatturieri, ma le difficoltà iniziano ad essere evidenti sia in termini di contrazione delle vendite che soprattutto in termini di ricorso alla cassa integrazione.

Situazione nei tre principali settori della provincia di Pesaro e Urbino:
MECCANICA Nel trimestre luglio-settembre la produzione nel settore è risultata in calo de13,2% su base annua. Le vendite sono calate de17,7% in termini reali. Sul mercato interno il fatturato è
diminuito deI2,9%; 0ltreconfinedel9 per cento. In aumento prezzi di vendita (+1,1%) e costi delle materie prime all'interno (+0,8%). Prezzi in aumento (+0,9%), ma contrazione dei costi (-0,3%) sul mercato estero .Stabili i livelli occupazionali (+0,2%) ma le ore di cassa integrazione sono passate dalle 101 mila del terzo trimestre 2007 a 847 mila (+742%) .
TESSILE ABBIGLIAMENTO - L'attività produttiva nel terzo trimestre 2008 è calata del 5,7% su base annua (-6,1% a livello nazionale nel bimestre luglio-agosto). In calo de13,7% l'attività commerciale complessiva, con una flessione sia sul mercato interno (-0,4%) sia su quello estero (-8,6%). Prezzi di vendita in aumento invece sia sull'interno (+1,8%) sia sul mercato estero (+2,9%).
In calo i costi delle materie prime sia sull'interno (-1,2%) sia sull'estero (-0,4%). Stabili i livelli occupazionali, ma le ore di Cig sono passate da 33 mila a 121 mila nel giro di 12 mesi
LEGNO E MOBILE - Attività produttiva e vendite in flessione. Nel terzo trimestre del 2008 la prima è calata del 2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le vendite sono scese dell'l, 9% in termini reali rimanendo in rosso sia sul mercato interno (-1,4%) sia su quello estero (-3,5%). Prezzi di vendita in aumento sia sul mercato interno (+2,3%) sia su quello estero (+2,2%). Crescita anche per i costi delle materie prime: +2,8%sul mercato interno; +1,2% su quello estero. L’occupazione è calata dello 0,6% con ore di Cig passate da ll mila a 46 mila in un anno

IL COMMENTO di Marco Cucculelli (consulente de Centro studi e docente di Economia industriale all'Università Politecnica di Ancona)

«Il problema è che la crisi finanziaria si è andata ad innestare su una crisi economica che già si stava rendendo palese. È difficile presagire che s'ne esca prima di fine 2009», In tutto questo però, «sarebbe sbagliato dire che le produzioni marchigiane mancano di appeal. Certo - aggiunge Cucculelli: si fa sempre più evidente la forbice fra gli operatori medio grandi, che vanno meglio, e quelli più piccoli che soffrono la concorrenza. Ma, soprattutto fra le realtà maggiori, ci sono aziende con produzioni altamente innovative che si fanno rispettare nei mercati».

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Emergenza economia, a Pesaro e provincia i primi morsi della crisi Mobile, trasporti, tessile i settori più in difficoltà. Tuttavia non mancano segnali di vitalità e di ottimismo
PESARO 12.11.08 - Mobile, trasporti, tessile: sono questi i settori più colpiti dalla crisi in provincia di Pesaro e Urbino. Non se la passano meglio la meccanica, la nautica e le costruzioni che hanno vistosamente rallentato, ed in qualche caso arrestato la loro corsa. Tutto questo mentre invece il numero delle imprese attive cresce del 2% (795 unità in più) e pone la provincia di Pesaro in testa alla classifica regionale di natalità di nuove attività. Nell’ultimo trimestre (il terzo dell’anno), secondo i dati elaborati dal Centro studi della CNA delle Marche, crescono anche le imprese del settore manifatturiero (+252) e delle attività di servizio avanzato (+162). Crescono le imprese di costruzioni, ma si tratta per lo più di imprese individuali, che poco incidono nel definire l’andamento generale di un settore che sta vivendo una indubbia fase di stagnazione determinata soprattutto dalla quasi paralisi del mercato immobiliare e dalla crisi dei mutui. Continua ad essere in grande sofferenza il settore dell’autotrasporto con imprese che continuano a chiudere a causa degli aumentati costi di gestione (carburante, pedaggi, assicurazioni, manutenzione), e della forte diminuzione di commesse, soprattutto da parte di settore storici come quello del mobile. E’ in stagnazione il settore del tessile abbigliamento che nel primo semestre dell’anno ha visto altre imprese chiudere i battenti. Sono in leggero in aumento le esportazioni nel primo semestre (+0,5%), in controtendenza con il forte calo che si registra nel resto della regione (-10,8%). Calano invece fortemente le importazioni (-12,9%).E’ questo il quadro generale del terzo trimestre dell’anno, quello coincidente con il mese di luglio, la pausa estiva di agosto e la ripresa dell’attività delle imprese a settembre. Su questo periodo dunque la crisi internazionale ha fatto sentire poco i suoi effetti.Previsioni più orientate al negativo si prevedono per l’ultimo trimestre dell’anno, ovvero quello in corso. Mesi nei quali l’onda lunga della crisi internazionale comincia a far sentire i suoi effetti anche nella nostra provincia. Non è solo il settore del mobile (con ditte blasonate che cominciano a far ricorso alla cassa integrazione e ad una flessibilità dell’orario di lavoro), a soffrire ma anche quello fino ad ora indicato sempre in ascesa: la nautica. Un settore nel quale non sono poco le piccole e piccolissime imprese che lavorano nell’indotto.A fronte dei dati congiunturali, la CNA di Pesaro e Urbino invita a leggere con cautela anche quelli tendenziali che prevedono una differenziazione per settori. Non mancano previsioni ottimistiche anche se su tutto vi è una grande incertezza legata soprattutto alle vicende internazionali. In questo quadro la CNA invita le istituzioni ad attuare politiche si sostegno alle imprese, in primis aiutando le imprese attraverso speciali fondi di garanzia che consentano alle aziende di poter accedere alle linee di credito degli istituti bancari. (fonte CNA Pesaro)

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Industria, Giù ordinativi e fatturato a gennaio, a minimi dal
Crolla anche auto, -47,4%. Dati Istat.

© APCOM
Roma, 27 mar. (Apcom) - Non si ferma il calo di fatturato e ordinativi dell'industria. A gennaio l'indice del fatturato ha registrato una diminuzione del 2,1% rispetto a dicembre 2008. Su base annua c'è stata una diminuzione del 19,9% rispetto a gennaio del 2008. Il calo in termini congiunturali - spiega l'Istat - deriva da una contrazione dello 0,1% sul mercato interno e del 6,1% su quello estero, e in termini tendenziali del -18,8% sul mercato nazionale e del -22,4% su quello estero.
Gli ordinativi dell'industria hanno registrato una diminuzione del 2,1% rispetto a dicembre 2008 e una riduzione tendenziale del 31,3%. Il calo in termini tendenziali deriva da una contrazione del 30,6% sul mercato interno e del 32,5% su quello estero. Cali su base annua così negativi non si registravano dal 1991.
Continua la discesa in particolare per l'industria dell'auto. A gennaio il fatturato ha segnato un crollo su base annua del 47,4% (26,3% a dicembre). Il calo è stato sul mercato interno del 42,8%, e su quello estero del 52,3% (a dicembre erano stati rispettivamente del 29,3% e del 21,3%. Male anche gli ordinativi che hanno segnato un calo del 35,8%, calo dovuto ad un contrazione sul mercato interno del 29,3% e su quello estero del 43%.


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Pietro Nenni:

dalla Democrazia Repubblicana al Socialismo

Tesi di Laurea di Alberto Cudini, Anno Accademico 1968-1969
Argentina Altobelli

Tesi di Laurea di Barilari Claudia(Anno Accademico 1968-69)




Articoli tratti da

FONDAZIONE NENNI



- Macron all’assalto della sua Bastiglia
- Tamburrano e quella battaglia su piazza Matteotti a Benevento
- Allarmi siam fascisti:si candida e la votano pure
- Enrico Berlinguer, quando si spense un leader e nacque il "mito"
- Eugenio Colorni, quel pensiero che fece nascere l'Europa
- Le comunali condannano tutti. Un po’ di più Grillo
- Quando Matteotti denunciò i fascisti a costo della vita
- Francesco come un leader di sinistra: “Lavoro per tutti”
- Quando Brodolini annunciò il “varo” dello Statuto
- Il 25 aprile di eroi dimenticati
- Non si distrugge l'idea socialista
- Nenni, Colorni, Spinelli e il post-fascismo
- Un appunto di Nenni per un libro di Spinelli e Colorni
- Dal canone tanti soldi alla Rai. Ora se li meriti
- Lo sfascio del Belpaese: la denuncia di Emiliani
- Quel terribile 27 marzo quando uccisero Tarantelli
- Trump scatena la guerra contro la Siria e Assad
- UE: a Roma la festa dell'insignificanza
- Il filo rosso dell’arte che lega l’Europa
- Il Papa sferza i leader europei
- La riforma sanitaria va di traverso a Trump
- Le violazioni dei diritti umani nella Russia di Putin
- La nascita dei Fasci e le analagie con il presente
- Moro, Paolo VI e la trattativa del Vaticano
27 gennaio 2016

PER NON DIMENTICARE

Per chi fosse interessato all’argomento consigliamo le seguenti letture già pubblicate in altre parti del nostro sito:
* La Shoa: Per non dimenticare
* La shoah : Letture consigliate ai giovani
*Il bambino di Auschwitz , di Suzy Zail, Ediz. Speciale pubblicata su licenza di Newton Compton editori, 2017
*Un treno per Auschwitz di Caroline Moorehead, Newton Compton Editori, Roma, 2014
* Volevo solo averti accanto di Ronald H. Balson, Garzanti,2014
* L'ultimo sopravvissuto di Pivnik Sam
* Il mio diario segreto dell'Olocausto di N. Bannister – Denise George – Carolyn Tomlin, C.E. Newton Compton Editori, Roma, 2014
* Auschwitz, ero il numero 220543 di Denis Avey con Rob Broomby, C.E. Newton Compton Editori,Roma, 2013
* Il fotografo di Auschwitz di Luca Crippa e Maurizio Onnis, C.E. Piemme, Milano,2013
* Sopravvissuta ad Auschwitz La vera e drammatica storia della sorella di Anne Frank di Eva Schloss , Newton Compton Editori,Roma, 2013
* Nedo Fiano: A 5405 Il coraggio di vivere Editrice Monti, Saronno(VA), 2003
* Tu passerai per il camino di Vincenzo Pappalettera (C. E. Mursia, Milano, 1965)
Raccolta Verde Oro

Calendario 2017

Vedi volantino..........
TOPONOMASTICA DELLE VIE
Con questa rubrica cominciamo ad elencare i nomi delle vie del Comune di Sant’Angelo in Lizzola, per poi passare agli altri Comuni, descrivendone la localizzazione e dando notizie storiche e curiosità sul nome di ognuna di esse.
Elenco vie
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DAI COMUNI DELL'UNIONE

In questo spazio inseriremo notizie provenienti dai comuni dell'Unione Pian del Bruscolo

-Vallefoglia:

-Montelabbate:

-Tavullia:

-Monteciccardo:

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